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La Gioconda di Leonardo da Vinci

25 Aprile 2021 | Filippo Infosini

Il sogno milanese viene spazzato via dalla truppe francesi di Luigi XII che rivendica il possesso del ducato in quanto nipote di Valentina Visconti. Il Moro viene imprigionato e privato dei suoi possedimenti, Leonardo da Vinci è costretto a fuggire.    

Torna a Firenze nel 1503 e trova una città profondamente cambiata, i Medici sono caduti e la Repubblica pone agli artisti nuove sfide. Il Gonfaloniere Pier Soderini affida la decorazione della Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Vecchio ai due astri del tempo, che devono celebrare su opposte pareti la gloria militare di Firenze. A Michelangelo il compito di raffigurare la battaglia di Cascina, vinta contro Pisa nel 1364, a Leonardo quello di eseguire la battaglia di Anghiari, vittoriosa sui milanesi nel 1440. Il primo realizza alcuni cartoni ma interrompe il lavoro per recarsi a Roma (dove lo attende la cappella Sistina) Leonardo esegue alcuni disegni e inizia il trasferimento sulla parete. La sua voglia di sperimentare sempre lo spinge però a scegliere una tecnica quanto meno azzardata e nel giro di poco tempo il dipinto letteralmente si scioglie. Sembrava l’inizio di una stagione eroica per la pittura fiorentina invece si rivela una grande delusione. Nulla resta della “scuola del mondo”.    

Nel 1506 Leonardo è di nuovo a Milano, ospite del governatore francese Charles d’Amboise, quindi trascorre un periodo a Roma a seguito del papa Leone X, il fiorentino Giovanni de’ Medici, ma qui è sorta ormai la stella di Raffaello. Insieme al papa parte per Bologna per incontrare il nuovo re di Francia Francesco I che immediatamente lo invita alla sua corte e gli mette a disposizione il castello di Cloux ad Amboise. È il 1516 e Leonardo da Vinci non farà più ritorno in Italia. Muore il 2 maggio del 1519 circondato dai suoi disegni e dai tre dipinti che fino alla fine tiene con sé più cari.    

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